"L’alberello è come la mia terra: antico, resistente e ostinato. Non si piega. Si tramanda." La storia di Antonio Buccoliero nasce nella contrada Èja, a Sava, uno dei territori storicamente più importanti per il Primitivo. Qui Antonio custodisce una piccola vigna di alberelli di oltre cinquant'anni, coltivati con una cura quasi maniacale e destinati a un solo vino: Èja. Una storia che parte da una tradizione agricola antica, ma non si ferma al passato. Perché accanto agli alberelli Antonio utilizza oggi anche strumenti di agricoltura di precisione, per conoscere meglio le proprie piante e prendersene cura nel modo più preciso possibile.

La storia di Antonio Buccoliero nasce a Sava, in Puglia, nella contrada Èja.
Sava è uno dei territori storicamente più importanti per il Primitivo, tanto che ancora oggi qui si custodiscono vigneti ad alberello capaci di raccontare una tradizione agricola antichissima.
È in questa terra che Antonio ha scelto di concentrare tutto il proprio lavoro: meno di un ettaro di vigneto, coltivato con alberelli di oltre cinquant'anni.
Una scelta tutt'altro che semplice.
Perché oggi lavorare queste piante significa accettare tempi, gesti e fatiche che non possono essere standardizzati.
Eppure è proprio qui che Antonio ha trovato il modo di raccontare Sava.

Per Antonio l'alberello non è semplicemente una forma di allevamento.
È un essere vivente.
Non ci sono fili a guidarlo, né strutture che ne determinano la forma come accade in altri sistemi di coltivazione. Ogni pianta cresce secondo il proprio equilibrio e diventa, con il tempo, quasi una scultura.
Gli alberelli di Èja hanno oltre cinquant'anni. Crescono aprendosi alla luce, con una conformazione che protegge naturalmente i grappoli dall'esposizione diretta e favorisce una maturazione particolare.
Producono pochi grappoli.
Ed è proprio questa combinazione di età delle piante, profondità delle radici e basse rese a essere alla base del carattere di Èja.
La vendemmia è manuale e la selezione delle uve estremamente rigorosa.

Antonio coltiva gli alberelli perché vuole dare continuità a una tradizione territoriale che rischia di perdersi.
La sua idea è creare un museo vivente: non conservare l'alberello come un pezzo di passato, ma continuare a coltivarlo, lavorarlo e trasmettere il sapere che gli sta intorno.
Per questo Buccoliero non è soltanto una piccola cantina.
È un progetto di tutela.
E tutto questo confluisce in un'unica bottiglia.
Èja è l'unico vino prodotto da Antonio Buccoliero.
Circa 1.500 bottiglie per annata, nate da quella piccola vigna di Sava.

Preservare una tradizione non significa rifiutare il futuro.
Antonio utilizza anche strumenti di agricoltura di precisione per monitorare il vigneto nelle fasi più importanti dell'anno.
Attraverso quattro voli durante le stagioni più significative, i droni permettono di osservare lo stato delle piante e individuare eventuali esigenze del vigneto, come carenze nutrizionali o situazioni di stress.
L'obiettivo non è sostituire l'esperienza dell'uomo.
È conoscerla meglio.
La tecnologia diventa così uno strumento al servizio di una vigna antica: gli alberelli rimangono quelli di cinquant'anni fa, ma il modo di prendersene cura guarda al presente.
La storia di Antonio Buccoliero nasce a Sava, in Puglia, nella contrada Èja.
Sava è uno dei territori storicamente più importanti per il Primitivo, tanto che ancora oggi qui si custodiscono vigneti ad alberello capaci di raccontare una tradizione agricola antichissima.
È in questa terra che Antonio ha scelto di concentrare tutto il proprio lavoro: meno di un ettaro di vigneto, coltivato con alberelli di oltre cinquant'anni.
Una scelta tutt'altro che semplice.
Perché oggi lavorare queste piante significa accettare tempi, gesti e fatiche che non possono essere standardizzati.
Eppure è proprio qui che Antonio ha trovato il modo di raccontare Sava.
Per Antonio l'alberello non è semplicemente una forma di allevamento.
È un essere vivente.
Non ci sono fili a guidarlo, né strutture che ne determinano la forma come accade in altri sistemi di coltivazione. Ogni pianta cresce secondo il proprio equilibrio e diventa, con il tempo, quasi una scultura.
Gli alberelli di Èja hanno oltre cinquant'anni. Crescono aprendosi alla luce, con una conformazione che protegge naturalmente i grappoli dall'esposizione diretta e favorisce una maturazione particolare.
Producono pochi grappoli.
Ed è proprio questa combinazione di età delle piante, profondità delle radici e basse rese a essere alla base del carattere di Èja.
La vendemmia è manuale e la selezione delle uve estremamente rigorosa.
Antonio coltiva gli alberelli perché vuole dare continuità a una tradizione territoriale che rischia di perdersi.
La sua idea è creare un museo vivente: non conservare l'alberello come un pezzo di passato, ma continuare a coltivarlo, lavorarlo e trasmettere il sapere che gli sta intorno.
Per questo Buccoliero non è soltanto una piccola cantina.
È un progetto di tutela.
E tutto questo confluisce in un'unica bottiglia.
Èja è l'unico vino prodotto da Antonio Buccoliero.
Circa 1.500 bottiglie per annata, nate da quella piccola vigna di Sava.
Preservare una tradizione non significa rifiutare il futuro.
Antonio utilizza anche strumenti di agricoltura di precisione per monitorare il vigneto nelle fasi più importanti dell'anno.
Attraverso quattro voli durante le stagioni più significative, i droni permettono di osservare lo stato delle piante e individuare eventuali esigenze del vigneto, come carenze nutrizionali o situazioni di stress.
L'obiettivo non è sostituire l'esperienza dell'uomo.
È conoscerla meglio.
La tecnologia diventa così uno strumento al servizio di una vigna antica: gli alberelli rimangono quelli di cinquant'anni fa, ma il modo di prendersene cura guarda al presente.




Antonio Buccoliero, in breve
Territorio
Sava, Taranto — Puglia
Vitigno
Primitivo
Vigneto
Meno di 1 ettaro
Viti
Alberelli di oltre 50 anni
Produzione
Èja · circa 1.500 bottiglie
Perché WineFuture ha scelto Buccoliero
Ogni cantina presente su WineFuture nasce da una ricerca accurata.
Abbiamo scelto Antonio Buccoliero perché nella sua vigna c'è qualcosa che cerchiamo spesso e che non è facile trovare: la capacità di guardare avanti senza perdere il legame con ciò che viene prima.
Antonio custodisce alberelli di oltre cinquant'anni e una forma di viticoltura che richiede tempo, lavoro e conoscenza.
Ma non si ferma alla tradizione.
Utilizza la tecnologia per osservare meglio le proprie piante, interviene in modo preciso e concentra tutto il progetto della cantina in un solo vino.
Èja non è semplicemente un Primitivo.
È il modo con cui Antonio prova a dare un futuro a una parte della storia agricola di Sava.
